La chiesa parrocchiale di San Giovanni Vincenzo sorse probabilmente nell’XI secolo per volere degli abati di San Michele della Chiusa, monastero da cui rimase dipendente fino all’istituzione della Diocesi di Susa nel 1772.
Nel 1757 gli abitanti di Sant’Ambrogio sono 854, la popolazione è più che raddoppiata dall’inizio del secolo; la precedente chiesa romanica a tre navate, risulta parzialmente inagibile a seguito di fessurazioni delle volte e parziali crolli.
Dapprima il Comune incaricò l’architetto Bernardo Vittone (1702-1770) per la redazione di una perizia dalla quale risultò non conveniente la ristrutturazione della vecchia chiesa anche perchè non avrebbe potuto contenere la quantità di fedeli aumentata a seguito dello sviluppo del paese.
Con atto notarile del 20 settembre 1757 si acquisirono i terreni per la nuova edificazione e la costruzione dell’opera fu affidata al capo mastro Carlo Giuseppe Garratone.
L’attuale edificio fu costruito tra il 1759 ed il 1763 dall’architetto Bernardo Vittone sul lato sinistro della torre campanaria di Sant’Ambrogio, campanile romanico (XI secolo) alto 37 metri, con ingresso in direzione nord, rispetto alla precedente chiesa romanica del XIII secolo, l’unica testimonianza ancora oggi visibile dell’antica struttura più volte rimaneggiato nel corso del tempo, la torre si trovava sul lato destro del campanile ed era orientata con ingresso in direzione ovest ed abside in direzione est, come da tradizione delle chiese antiche.
“Adatta al concorso di popolo, non tanto longo che porti lontane le ufficiature e questo incomodi ad udire la parola di Dio.” Sono queste le parole con cui l’architetto Bernardo Vittone descrive nel 1759 il suo progetto per la nuova chiesa parrocchiale di Sant’Ambrogio che sarà benedetta il 21 novembre 1761 e consacrata il 4 settembre del 1763.
La chiesa e’ su un impianto a croce greca e particolare cura fu dedicata alla facciata costituita da mattoni a vista; per questa opera la Comunità di Sant’Ambrogio affrontò una spesa di 38.017 lire, 11 soldi e 4 denari, come ci riportano i registri parrocchiali.
All’inaugurazione della Chiesa nel 1763 le decorazioni furono quindi limitate all’essenziale date le imponenti spese che la comunità aveva sostenuto per la costruzione di questo nuovo grande edificio, ed anche per i quadri furono riutilizzati quelli disponibili nell’antica parrocchia. Alcuni di loro sono ancora presenti attualmente come la pala dell’altare di destra “Morte di San Giuseppe” (già citata in un inventario del 1744) ed alcuni grandi quadri esposti nella sacrestia insieme alla pala d’altare dell’antica chiesa: “Vergine con il Bambino ed i santi”, della Scuola Vercellese del 1500.
La prima completa decorazione della chiesa risale all’anno 1833 quando il Comune e la Parrocchia assegnarono ai pittori Busso e Martelli di Torino, l’incarico di dipingere la chiesa di diverse tonalità di grigio, lilla e bianco, con fregi e decorazioni che la prima originaria pittura non aveva prodotto, probabilmente per gli ingenti costi del progetto, della costruzione e dei quadri, una scelta di qualità che ancora oggi è possibile apprezzare. Tra il 1842 e il 1846 (restauro intero bene), la parrocchiale di San Giovanni Vincenzo fu sottoposta ad alcuni interventi di restauro che la migliorarono notevolmente al punto che Goffredo Canalis sul suo Dizionario del 1849, definì la chiesa tra le più belle della Valle di Susa; la pianta centrale, articolata su un quadrato, si presenta con angoli smussati da linee concave e sviluppa sui lati due corti bracci laterali dove hanno sede due altari marmorei.
Altri due lati corrispondono ai bracci longitudinali, uno comprende il presbiterio e l‘abside con l’altare maggiore e l’altro che fa capo al portone di ingresso, sormontato dalla struttura dell’organo.
Quattro grandi archi si sviluppano sopra i lati del quadrato centrale; essi collegano l’assemblea dei fedeli con l’area presbiteriale e le aree laterali.
In vista dell’anno 1900 il prevosto Stefano Croce, in occasione del 9º centenario della morte di san Giovanni Vincenzo, decise di far decorare la chiesa.
Tra il 1970 e il 1980 si fece un intervento strutturale di adeguamento liturgico che previde l’integrazione dell’area presbiteriale, con la realizzazione di una nuova mensa d’altare in legno, anteposta all’altare maggiore e la rimozione dell’originaria balaustra in marmo.
In occasione dei festeggiamenti del grande giubileo dell’anno 2000 e del millenario della morte di san Giovanni Vincenzo, gli affreschi e tutta la decorazione delle pareti sono stati rinnovati dai restauratori Lussiana di Giaveno, sotto la guida della Soprintendenza ai beni architettonici di Torino. In questa occasione anche tutti i quadri della Via Crucis, dell’Apostolato e le pale d’altare sono state restaurate. Sono stati anche riportati alla luce i fregi della precedente decorazione settecentesca che sono visibili sui lari dei due altari laterali e sulla tribuna dell’organo. Quest’ultima opera fa parte del grande progetto di restauro della chiesa, voluto dal prevosto Romeo Zuppa e durato vent’anni dal 1980 al 2000, che ha riportato questo gioiello dell’arte barocca piemontese al suo antico splendore.
Nell’anno 2013 è stato celebrato il 250º anniversario dell’intitolazione della chiesa, con una mostra sui 250 anni di storia della chiesa di San Giovanni Vincenzo e sugli ultimi due secoli e mezzo della Comunità di Sant’Ambrogio di Torino.
