L’interno della Chiesa

L’EDIFICIO

Accanto all’imponente torre campanaria, si nota la facciata in mattoni della chiesa barocca che con la sua morbidezza curvilinea, con le colonne che la movimentano e con il portale centrale sovrastato da un timpano, suggerisce una nuova e diversa concezione dello spazio architettonico e della forma con cui l’uomo eleva la sua anima verso Dio.
Questo è ben evidente soprattutto all’interno dell’edificio. La pianta a croce greca, la dimensione e la forma delle cappelle laterali, il presbiterio non troppo profondo sono concepiti in funzione dell’ascolto della parola e della celebrazione liturgica. La progettazione non si ferma all’edificio in sé, ma arriva a definire fin dall’inizio la decorazione interna con eleganti nicchie sottolineate da stucchi, destinate ad ospitare i quadri che ancora oggi possiamo ammirare, ciascuno dei quali è finalizzato ad un preciso scopo didascalico e religioso. 

La perfetta sintesi architettonica e decorativa conferisce all’edificio una luminosa armonia e la prima impressione che il visitatore ricava da uno sguardo d’insieme all’interno dell’edificio è di leggerezza, ariosità, eleganza e uniformità distinto. Alla luminosità dell’ambiente concorrono il pavimento in pietra del Monte Bracco, costituito dalle cosiddette bargioline, mattonelle di quarzite lavorata di colore giallo e verde oliva e la decorazione dei muri risalente al 1900 opera del Boasso di colore giallo chiaro. In origine la decorazione del Vittone era sui toni del grigio, sobria e volta a mettere in evidenza le linee architettoniche dell’edificio e il suo slancio verso l’alto evidente nel disegno.
All’interno dell’edificio spicca la cupola centrale, la volta che sovrasta il quadrato centrale della chiesa. Gli affreschi risalgono al 1900 anno in cui si celebrò il nono centenario della morte di San Giovanni Vincenzo e sono opera di Luigi Morgari. Nella cupola sono raffigurati i quattro dottori della chiesa d’Occidente, ognuno con gli attributi che gli sono propri. San Girolamo raffigurato con il leone, San Gregorio con lo Spirito Santo, Sant’Agostino con angeli e libri e Sant’Ambrogio con la frusta. Sotto quest’ultimo è apposta la firma dell’autore.
Al centro della cupola in un lanternino dipinto a trompe-l’Å“il, tecnica pittorica naturalistica in cui l’uso della prospettiva crea l’illusione di una realtà tridimensionale su una superficie completamente bidimensionale, è raffigurato San Giovanni Vincenzo inginocchiato tra le nubi e gli angeli.
Anche alla base dei costoloni si trovano affreschi del Morgari che raffigurò in quattro tondi i santi che all’inizio del novecento avevano un particolare significato per la comunità: San Luigi Gonzaga a cui era intitolato l’oratorio maschile, Sant’Agnese a cui era intitolato quello femminile, Sant’Anna venerata alla frazione San Pietro con una festa a cui per tradizione partecipavano i Sant’Ambrogesi e San Francesco perché molti membri della comunità erano iscritti alla congregazione dei terziari francescani.
Nel registro superiore delle pareti della chiesa si può ammirare il ciclo degli apostoli opera del Verani realizzata nel 1774. La raffigurazione degli apostoli su cui si fonda la chiesa è un tema costante nell’iconografia cristiana, modello per chiunque voglia diventare discepolo di Gesù.
Sono raffigurati i 12 apostoli più il Salvator Mundi e la Mater Dei. I personaggi sono raffigurati ad altezza naturale con una prospettiva che li fa uscire dalle finte nicchie plasticamente, protesi su chi li osserva. I colori sono vivi e ben armonizzati e le figure, i cui fisici vigorosi li rendono eroici e determinati testimoni della fede, colpiscono per la loro potenza espressiva
Subito sotto, nel registro inferiore è posta la via Crucis, opera del pittore della casa Sabauda Vittorio Amedeo Rapos, nel 1783. Alle 14 stazioni consuete si aggiunge una 15ª stazione di grande significato teologico, quella della risurrezione. È alla luce di questo evento che la passione di Cristo assume il senso che le è proprio. I personaggi sono raffigurati in costumi storici accuratamente studiati, fissi in gesti che sottolineano con attenzione coreografica il dramma in corso. I colori scuri dei fondali sottolineano i diversi momenti della passione con un progressivo incupirsi.
Le cappelle laterali non troppo profonde, quasi una semplice rientranza del corpo principale della chiesa sono quasi interamente occupate da due grandi pale. A sinistra possiamo ammirare la Madonna del Rosario di Giovanni Domenico Molinario del 1782. Il culto mariano aveva una lunghissima tradizione a Sant’Ambrogio e anche la nuova chiesa ebbe un altare dedicato alla Madonna per interessamento della locale compagnia dei devoti. Il quadro rappresenta la vergine con il bambino in braccio che dona il rosario a Santa Caterina e a San Domenico e colpisce per la vividezza dei colori armonizzati tra loro in una gamma di rosa arancio e azzurri che suggeriscono un’atmosfera spirituale e serena. La cappella di destra ospita una grande tela, di autore anonimo, raffigurante la morte di San Giuseppe rappresentata secondo l’iconografia classica. Giuseppe muore nel suo letto circondato di angeli e confortato da Maria e da Gesù che gli indica col dito la via del cielo. È l’esempio della morte del giusto.
L’altare primitivo è in marmo policromo, sormontato da una croce ottocentesca posta in corrispondenza del tabernacolo e da sei candelieri in legno dorato di stile impero. Sul fondo dell’abside, una grandiosa pala d’altare raffigura la Madonna ritratta nella veste iconografica della consolata in trono col bambino e i santi protettori del paese Ambrogio e Vincenzo. In basso è raffigurata una veduta del borgo di Sant’Ambrogio con animali al pascolo. L’opera risale all’epoca della costruzione della chiesa tra il 1759 e il 1763 ed è attribuita a Michele Antonio Milocco.
Ancora più in alto al centro del catino apsidale è posta una vetrata policroma degli anni 30 del secolo scorso in cui è raffigurata la leggenda millenaria che narra del mulo sul quale venivano trasportate le reliquie del santo dirette alla sacra di San Michele, piantatosi all’inizio della salita in prossimità dell’antica chiesa romanica di Sant’Ambrogio, questo venne identificato come un segno e quindi da quel momento le reliquie di San Giovanni Vincenzo, dal secolo XII, vengono custodite nella Chiesa di Sant’Ambrogio.
Subito al di sotto della vetrata si trova lo stemma del cardinale Cavalchini, abate commendatario della Sacra di San Michele all’epoca della costruzione della chiesa.
La parrocchiale di Sant’Ambrogio fu dotata di un organo nel 1804.
L’organo a canne situato sulla tribuna sopra le porte d’ingresso della chiesa, è stato costruito dalla famiglia organara piemontese Concone ed è stato realizzato nel 1755 da Giovanni Battista e Francesco Maria Concone per la chiesa di San Francesco in Chieri, fu poi acquistato dalla comunità di Sant’Ambrogio, trasferito e collocato sulla tribuna della chiesa di San Giovanni Vincenzo nel 1804 da Gioachino Concone, come risulta dal contratto firmato con l’organaro Concone, dal parroco e dal sindaco (allora maire poiché sotto la dominazione francese). quando l’allora parroco Giuseppe Bertolo fece installare dall’organaro Concone uno strumento proveniente da Chieri e adattato alla nuova collocazione.
Nel 1900, in occasione dei festeggiamenti per il 9° centenario della morte di San Giovanni Vincenzo, fu praticamente ricostruito dall’organaro bergamasco Carlo Pera, che mantenne dell’originario strumento soltanto le canne di facciata. Lo strumento continuò ad essere utilizzato per l’accompagnamento liturgico fino a metà degli anni sessanta e necessitando di un imponente restauro rimase inutilizzato per un ventennio, fino alla metà degli anni ottanta, quando iniziò un imponente restauro sotto la guida di Luciano Fornero con l’organaro Mario Marzi e gli artigiani Antonio Marcon, Arturo Cuatto, Elio Carello e Salvatore Russo, che restaurarono lo strumento pur mantenendo le modifiche tecniche e la configurazione fonica primo-novecentesca di Carlo Pera.
Lo strumento venne inaugurato con un importante concerto del maestro Luciano Fornero il 30 aprile 1988. Da questa data lo strumento è tornato ad essere regolarmente utilizzato per l’accompagnamento liturgico e per numerosi concerti. È parte della rassegna Organalia Ekklesia della Provincia di Torino (mese di giugno anni pari) e della rassegna I Luoghi dello Spirito della Provincia di Torino (mese di giugno anni dispari).
Nel 2013 e nel 2018 due eventi hanno celebrato rispettivamente il 25º ed il 30º anniversario della rinascita di questo prezioso strumento.
Spostandosi in sacrestia, oltre ad un pregevole armadio ottocentesco, troviamo un autentico capolavoro proveniente dalla chiesa romanica originaria, una tela attribuita a Bernardino Lamino del secolo XVI. Questa rappresenta una Madonna che tiene sulle ginocchia un bambino ritratto in atteggiamento vivace che prende da San Pietro le chiavi del paradiso, alle spalle di questo è raffigurata una santa, forse Sant’Anna, alla sinistra della Madonna sono ritratti San Paolo con la spada in primo piano e San Giovanni Vincenzo con mitra e pastorale. La tela è circondata da una cornice lignea di colore azzurro in cui sono incastonati i 15 misteri del rosario.

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